SUTRI – MUSEO DI PALAZZO DOEBBING

Il Vescovado di Sutri attesta le antiche radici cristiane della città sin dai primi secoli del Medio Evo. Il palazzo vescovile risulta così essere il fulcro non soltanto religioso ma anche culturale ed artistico dell’intera città. Sede di numerosi porporati d’alto lignaggio, vanta addirittura un Papa, Pio V, promotore della riforma tridentina. Il suo splendore continuò sino ai primi anni del Novecento con la figura di quello che forse, fu il più importante suo rappresentante ecclesiastico: Padre Bernhard Joseph Doebbing.  Nato in Germania nel 1855, nel 1900 fu eletto vescovo di Nepi e Sutri. Monsignor Doebbing, uomo di fede ma anche di rara e alta cultura ristrutturò il palazzo vescovile di Sutri, promuovendo importanti opere sull’educazione dei giovani, del clero e del popolo tutto. Morirà a Roma nel 1916 dopo breve malattia. Un padre della comunità che risorge dalla proprie radici spirituali e culturali.

Il complesso dell’ex Episcopio è ubicato nel centro storico di Sutri, a ridosso della Cattedrale, e rappresenta attualmente uno dei più importanti palazzi cittadini, dopo esser stato per anni da un afflitto da un profondo stato di abbandono, ora si ripresenta in tutto il proprio magnificente splendore in seguito ad una eccellente ristrutturazione. Realizzato in età medievale per volere del vescovo Adalberto, l’edificio completamente in tufo, sede episcopale sino al 1986, ha subito nel tempo una serie di trasformazioni e ampliamenti che ne hanno modificato l’immagine originaria. Il palazzo, attualmente, è il risultato di una ristrutturazione radicale, voluta dal vescovo Doebbing, che ha riguardato l’intero impianto, trasformando il manufatto esistente, con terrazze ornate da merlature e torre secondo lo stile medievaleggiante dell’epoca.
Mons. Romano Rossi, attuale Vescovo della diocesi di Civita Castellana, un uomo dotto e saggio che guida non solo la chiesa intesa come ecclesia, la comunità dei fedeli, ma anche il vivere civile, ha proseguito nella nobile direzione intrapresa dall’illustre precedente: a lui, attraverso un accordo con la Regione Lazio, si deve il recupero del meraviglioso Palazzo Doebbing, che così si chiamerà in suo onore, per volontà del sindaco Vittorio Sgarbi. Rinnovare la storia per generare eredità.

Dall’intesa tra il sindaco Vittorio Sgarbi e S.E. Mons. Romano Rossi, nasce l’intuizione di generare unprocesso storico per Sutri che abbia la forza di andare oltre la semplice gestione di uno spazio unico nella Tuscia come quello dell’ex Episcopio cittadino. Ripercorrere l’identità di quelle stanze millenarie, nella riscoperta delle radici da cui far germogliare una ricchezza culturale ed economica. Nasce il museo di Palazzo Doebbing, la cui forza sarà quella di ospitare capolavori dell’arte antica e contemporanea, di recepire ed estendere il genio, la virtù dei padri e dei moderni. Storie di assoluto pregio, capaci di arricchire la nostra terra e di elevare Sutri a sua capitale, come riferimento imprescindibile. Una visione che si manifesta per durare nel tempo.

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Viterbo

Strategicamente collocata sulla via consolare, Viterbo è un cuore di pietra desideroso di aprirsi al viaggiatore che ami lasciarsi incantare da atmosfere medievali che narrano “storie di cavalieri, d’armi e d’amori” e di machiavelliche strategie papaline. Qui nel 1272, davanti all’altare della Chiesa del Gesù, si consumò infatti l’efferato delitto di Enrico di Cornovaglia, descritto da Dante nell’Inferno. Qui fiorirono le leggende di Santa Rosa, la fanciulla che penne il simbolo della lotta guelfa contro le pretese egemoniche dell’Impero.

Viterbo, capoluogo dell’omonima provincia, è situata a ridosso dei Monti Cimini, tra il Lago di Vico e quello di Bolsena. La sua superficie si estende tra l’area Maremma e l’area Teverina. La Palanzana, monte alto 800 metri, domina la pianura su cui sorge il centro urbano.

Città d’arte e di cultura, offre al visitatore numerose opportunità: dalle chiese medioevali ai palazzi rinascimentali, dalle aree archeologiche alle terme, dalla buona cucina alle tradizioni culturali.

Da non perdere il Palazzo Papale che dalla metà del XIII secolo domina come una fortezza il colle San Lorenzo e abbraccia la piazza sottostante composta da eleganti archi; il Duomo romanico di San Lorenzo, sede dell’incoronazione di ben sette papi; il quartiere San Pellegrino, centro residenziale della Viterbo medievale. Ugualmente suggestivo, anche se architettonicamente meno raffinato di San Pellegrino, è Piano Scarano, uno dei rioni più antichi della città, un tempo per lo più abitato da contadini ed artigiani.

Passeggiare per le vie di Viterbo significa passeggiare nella storia. Così piazza del Plebiscito si schiude al visitatore offrendo un complesso artistico che sembra aver fermato il tempo: Palazzo dei Priori, con l’elegante portico, il palazzo dei Governatori, il palazzo del Podestà, con la torre dell’orologio e l’antica chiesa di Sant’angelo, la Rocca Albornoz in piazza della Rocca che domina e testimonia la potenza del cardinale ed uomo politico, Alvarez de Albornoz, arcivescovo di Toledo, cancelliere del re di Castiglia e cardinale dal 1350, nominato da Innocenzo VI legato in Italia e vicario generale nei domini della Chiesa.

Per le vie del centro sono da ammirare le chiese romaniche come Santa Maria Nuova, una delle più antiche di Viterbo, San Sisto e molte altre.

Innumerevoli sono le fontane che costellano la “città dei Papi”. Imponenti e slanciate, nella loro foggia a fuso, erano titolari di una fondamentale funzione pubblica. Intorno gravitavano le piazze della città, allietate da una presenza che sembra poter dissetare anche la pietra. Le più belle sono quelle di: Piazza della Morte (1200), piazza Fontana Grande (1206), piazza San Faustino (1251), piazza della Rocca (XVI sec.), piazza delle Erbe (1621), piazza del Gesù (XVII sec.) e Piano Scarano (1367).

Fuori le mura, la necropoli di Castel d’Asso e la città di Ferento testimoniano la presenza sul territorio delle due civiltà a cui è attribuita l’origine di Viterbo: etrusca e romana. perse località circondano il capoluogo: La Quercia, Bagnaia, S. Martino al Cimino, Tobia, Roccalvecce, Grotte Santo Stefano, Montecalvello; borghi di interesse storico possiedono ville, chiese, palazzi e giardini di straordinario valore artistico.

Rivestono particolare interesse i musei cittadini, allestiti per la maggior parte all’interno di antiche residenze storiche o di edifici religiosi, che conservano le memorie dei popoli che vissero la Tuscia.

Viterbo occupa un’area prevalentemente termale: perse le sorgenti dalle importanti proprietà curative. Le terme, utilizzate per tutto il Medioevo e frequentate da papi e personaggi illustri, offrono cure terapeutiche ma anche opportunità di svago e relax.

Tra gli eventi proposti nel capoluogo, i festeggiamenti in onore di Santa Rosa: la forte devozione dei viterbesi nei confronti della patrona cittadina ha dato vita alla tradizione del trasporto della Macchina di Santa Rosa, che si ripete ogni anno la notte del 3 settembre, quando una lunga spirale di luce portata a spalla da cento “facchini” percorre le vie cittadine fino al Santuario delle monache clarisse, dove è conservato il corpo della Santa.